
Non serve la forza per uscire a camminare, serve gentilezza, verso se stessi, serve ascolto, dei propri bisogni, serve volersi un po’ bene, dedicarsi quel piccolo tempo così intenso e denso.
Perché i passi, uno dietro l’altro, ci insegnano un sacco di cose, i pensieri si sciolgono, i desideri volano, e alla fine si torna soddisfatti, felici. Camminare è una carezza che concediamo a noi stessi.
Mi dicono che sono forte, che sono caparbia, che non ho paura.
E invece sono fragile, insicura e piena di paure, ma scelgo ogni giorno di affrontare me stessa, e di guidarla io st’esistenza, almeno per quel poco che mi è concesso, e le paure e il dolore e le fragilità le guardo negli occhi, respiro e mi dico “un passo alla volta, ora ne fai uno, e poi farai l’altro” e diventa semplice anche quello che sembra non esserlo, e le fragilità vengono accolte e trasformate in punti di forza per un altro passo, ancora. A testa alta, sguardo dritto, spalle aperte, decisi, anche se col cuore in gola, c’è un modo più bello per affrontare se stessi e la vita?