Buon raccolto

Sono stata per la maggior parte della mia vita, finora, convinta di essere invisibile, divisa tra il desiderio di sparire e quello di essere vista, perennemente in lotta con me stessa, ipercritica, autodistruttiva, dura, sempre arrabbiata, triste senza mai ammettere di esserlo, trasparente.

Oggi mi guardo e vedo tutti i miei 40 anni, porca zozza, sul viso, ma nel cuore no, ho un cuore più leggero di quella bambina con la paperella, e vorrei un po’ abbracciarla quella ragazzina, sempre piena di malinconia, e sollevarla un po’ dalle sue emozioni troppo grandi.

Ancora oggi a volte succede che mi arrivi l’ondata di emozione che non so gestire, che me ne rimanga appallottolata un po’, ma poi la matassa tra le mani la so sciogliere.
E me ne vado in giro con capelli rossi e una maglietta fucsia con scritto culona a grandi lettere, me ne vado fiera dei miei sorrisi storti, dei miei passi.

Fare la pace con se stessi è la cosa piu difficile e la più bella che possa accadere, è cominciare a fiorire, sapendo che hai seminato tu.

Buon raccolto ❤️

#culonachallenge

Autoregolazione

Se sei mesi fa mi avessero detto che sarei uscita a camminare con due gradi, o che mi sarei svegliata la domenica alle 5.45 per andare a camminare per 20 km, mi sarei semplicemente sbellicata dalle risate.
Sono una di quelle che vuole godersi la vita, tornare a casa dopo una giornata nel traffico e mettersi comoda sul divano e mangiare serie TV con patatine e birra. Ah che bella vita!
Poi non so bene cosa sia successo e giuro vorrei capirlo, così magari potrebbe tornare utile a qualcuno.
Perché il passo 1 —> allacciare le scarpe e uscire lo abbiamo detto mille volte, ma poi come si mantiene sto passo?
Io sono una pigra patentata, di certo non l’atleticità fatta persona, eppure ho messo un sacco di passi nella mia vita al punto da farla diventare una cosa naturale.
Quando esco col freddo, o la domenica all’alba i miei amici mi dicono “ma che te l’ha prescritto il dottore?”, cosa che tra l’altro potrebbe accadere a molti, ma no. Per me è una cosa naturale, è nelle cose da fare durante la giornata, come lavarsi, vestirsi, fare la spesa, andare a lavorare,
Anzi a volte non faccio la spesa per andare a camminare. Ma il resto sì, giuro.
Però mi conosco, e per non fare sì che la pigrizia o le scuse, o le giustificazioni abbiano il sopravvento ho creato tanti piccoli rituali che mi consentono di avere la certezza di non mettere il culo sul divano.
Mi preparo la borsa la sera prima, la tengo sul sedile accanto a me tutto il giorno, non torno a casa per cambiarmi per non correre il rischio di cedere al divano, o al “che bel parcheggio che ho trovato stasera”, mi cambio in autogrill, o in macchina, e vado a camminare, poi dopo faccio la spesa o torno a casa.
E fare la spesa puzzolenti ha il suo perché.
Decido il lunedì quando mi allenerò durante la settimana, sistemo gli spazi a seconda degli impegni familiari, e so già che in quei giorni uscirò a camminare, il resto va negli altri giorni.
Nel weekend in cui ho i bambini con me di solito esco una sola volta, se sono senza figli molto probabilmente entrambi i giorni e più a lungo.
È la mia routine, mi gestisco così, e ci vado anche quando ho freddo, sonno, dolori, ci vado perché è in agenda.
Ci vado perché mi fa bene, mi voglio bene, perché è qualcosa che è diventato mio, e non voglio perderlo per nessun motivo. E le cose a cui si tiene si curano, partiamo da noi.

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Buoni propositi

Non ho mai fatto buoni propositi, di solito durano così poco. Ho capito, invecchiando, che i buoni propositi sono piccoli passi da coltivare ogni giorno, una goccia piccola e costante che lentamente scava la roccia.
Voglio ringraziare il 2019 per avermi mostrato chiaramente la potenza della costanza, per avermi fatto incontrare persone in cammino dentro la loro rivoluzione, con cui sentirmi meno isola dentro la mia.
Lo ringrazio per avermi insegnato che la fragilità è un dono, che la sensibilità è un super potere a cui affidarsi quando la testa non trova la strada.
Ringrazio il 2019 per aver aperto varchi tra le mie infinite barriere, per avermi insegnato il potere del sorriso, la forza nel cercare sempre lo spunto per migliorare, anche dove sembra che non ce ne sia.
Ringrazio me stessa, perché nonostante i miei innumerevoli difetti, il mio caratteraccio e la mia durezza, le mie asperità da isola sperduta, riesco a vincere me stessa e non smetto mai di mettermi alla prova, non mi stanco di essere in cammino.
Ringrazio tutte le persone che ho incontrato in questo anno e che nonostante me hanno saputo accompagnarmi, spronarmi, sostenermi e arricchirmi.
Per il 2020 mi chiedo solo di non smettere di crescere e di imparare, e magari di ammorbidire, di imparare la tenerezza.

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Opportunità

In questi giorni di festa in cui ho incontrato colleghi, amici lontani, parenti che non vedevo da mesi, ho capito che per tutti sono la “culona”.
La cosa più bella è che è arrivato a tutti il fatto che sia una cosa di cui essere fieri ed orgogliosi.
È arrivato che è solo la bandiera del cambiamento, della resilienza (odio questo termine), del coraggio di non arrendersi, del reagire, della perseveranza.
Io non mi vedo così tanto diversa da me, ma evidentemente lo sono perché la reazione delle persone che mi vedono dopo tanto tempo è di sorpresa.
Mi sono interrogata a lungo su cosa mi abbia portato al punto di “svolta”. Vengo da anni difficili e faticosi in cui il lavoro principale è stato “sopravvivere” e poi recuperare serenità e poi tentare di ricominciare in qualche modo, ma senza crederci troppo.
Penso che il primo passo sia stato conoscere persone che mi hanno ispirato, che mi hanno mostrato i benefici di alcune scelte di vita.
Poi a mia volta ho deciso di provare su di me, ho cercato quegli stessi benefici, e li ho trovati quasi subito. Poi c’è stato l’ulteriore passo della condivisione, forse il più importante dopo il benessere provato su di me. Camminare è qualcosa che mi ha avvicinato alla persona che avevo appena conosciuto, ha creato uno spazio comune in cui ritrovarci, e poi da lì ho conosciuto altre persone con cui condividere la stessa passione, la stessa follia benefica.
Questo è il motivo per cui ho iniziato a parlarne qui, per essere anche io esempio, tramite e sostegno.
Credo che allacciare le scarpe e uscire sia stato il primo passo per iniziare a volermi bene davvero, è una cosa che si dice sempre, “devi imparare ad amarti se vuoi che gli altri ti amino” ecc ecc, ma poi non è che sia tanto chiaro il percorso che porta a questa difficilissima impresa.
Iniziare da sé, da uno spazio per sé, cominciare ad esistere per un’ora, come corpo anche e non solo come spirito, per trovare nuovi amici, nuovi stimoli, entusiasmi o obiettivi.
Il primo passo di un piccolo cambiamento è sempre l’inizio di una grande avventura, anche se da principio può sembrare spaventosamente difficile.
La vita ci offre delle opportunità, sta a noi saperle coglierle e tirarne fuori il meglio per noi.

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Punto 1: allacciare le scarpe ed uscire

L’ultima settimana dell’anno si fanno sempre un po’ di bilanci, su come è andata.
Il mio 2019 era iniziato parecchio traballante, tra grandi delusioni e parecchio malessere.
Fino a metà anno era stato un po’ così, da navigare e cercare di uscire fuori da acque incerte.
Poi sul finire dell’estate sono entrate in scena persone nuove, positive, ed ho allacciato le scarpe e sono uscita a camminare.

Di sicuro non immaginavo che sarebbe diventata una passione, un nuovo modo di vivere, di organizzarmi la vita.

Sono uscita perché volevo provare, non avevo grandi obiettivi, volevo vedere che cosa sarebbe successo, volevo dedicarmi un’ora all’aria aperta, con la musica nelle orecchie.

Non l’ho fatto con uno scopo preciso, non credevo nel miracolo della camminata, non pensavo che sarei dimagrita, avevo solo del tempo libero ed ho deciso di dedicarlo a me.

Tutto quello che è venuto dopo è stato assolutamente inaspettato e imprevisto.

Credo che aprire uno spiraglio a me stessa, sperimentare il benessere e non solamente sentirlo mi abbia spinto a cercarlo ancora.
Perché è un po’ quando ti raccontano che se smetti di fumare starai meglio, riacquisterai il gusto, non avrai più tosse al mattino, è un po’ come dicono che se mangi male ti si attappano le vene, finché non fai le analisi e non leggi gli asterischi manco ci credi, e anche vedendoli non è detto che la cosa davvero ti tocchi.
Credo che per assimilare l’informazione sia necessario cominciare a sperimentarla sulla propria pelle e l’unico modo per farlo è iniziare.

Nei prossimi giorni cercherò di raccontare meglio come ho portato avanti questo cambiamento, ma per iniziare si torna alla prima casella.

Allacciare le scarpe ed iniziare a dedicarsi del tempo per cominciare ad esistere come corpo, per iniziare a vivere come un’anima che abita un corpo di cui abbiamo cura, e questo è il mio augurio per tutti noi, che il prossimo anno sia di consapevolezza e di cura dello spazio che abitiamo, della nostra prima casa, il nostro corpo.

Buona vigilia di Natale a tutti, vi abbraccio tutti ❤️

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Comfort zone?

A volte succede che la vita non ti lascia l’alternativa di rimanere nella zona di comfort, a volte succede che ti prende e ti sbatte fuori senza preavviso, per mille motivi.

Quando è successo a me sono rimasta prima incredula, in attesa che tutto tornasse a posto, tipo “vabbe dai è uno scherzo”, poi schiacciata dal peso di quel cambiamento non richiesto, annichilita dalle macerie del presente e anche da quelle del futuro che avevo in mente.

Ci ho messo tempo, tanto, tanto tempo, e rabbia, e dolore, e rimpianti, che a volte ancora si affacciano, perché poi con la tua vita diversa e un po’ monca devi continuare a farci i conti, ad ogni passo, ad ogni scelta, davanti ad ogni difficoltà.

Ma credo che alla fine io abbia trovato la vera essenza di me durante questa traversata, abbia fatto pace con tante cose che erano lì irrisolte, e sì ho perso moltissimo, ma ho trovato anche moltissimo.
Ora so di che pasta sono fatta, quanta resistenza ho, quanta capacità di sopravvivenza.

Non è stato facile e non lo è, forse non lo sarà mai più, continuerò ciclicamente a svegliarmi di notte schiacciata dal peso di cose che andavano condivise, ma non ha senso restare aggrappati a cosa poteva essere, o a come doveva andare.

Parto da me, da oggi, da quello che ho.
Non ho alternative, e posso continuare a rinascere ogni volta, a trovare la strada, l’appiglio per fare un altro passo, e sinceramente spero che possa essere così fino al mio ultimo battito.

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Lo spaccapietre

Domenica mattina abbiamo fatto 23 chilometri, i primi 15 sono stati fantastici, senza sforzo, dal sedicesimo in poi ho iniziato ad accusare stanchezza alle gambe e a rallentare, sono arrivata alla fine che ero proprio finita.
E stamattina ci pensavo e mi dicevo che cavolo, non va tanto bene sta storia, perché li vedo gli altri come vanno, belli riposati, e lo voglio pure io.
Dunque se lo voglio pure io dovrò lavorarci su. Non c’è un altro modo, non si compra su Amazon, e manco al supermercato.
E me lo ricordo che sono solo 4 mesi, e quanti chilometri potrò aver fatto mai in confronto a chi magari cammina da anni?
Me lo ricordo, e ok, ma vorrei un passetto in più. Sono sicura che ognuno di noi abbia voglia di un passetto in più da fare da qualche parte, solo che a volte abbiamo paura persino a dircelo, perché partiamo già sconfitti, perché lo vorremmo avere già bello e pronto, una pasticca da mandare giù che in mezz’ora ci fa passare il mal di testa.
E invece no, bisogna mettersi un obiettivo, fattibile possibilmente, e lavorarci come uno spaccapietre.
Martellare, martellare, martellare, senza paura di non vedere risultati immediati, perché quelli arriveranno, se ci si mette impegno, costanza e magari anche un po’ di passione ed entusiasmo, non bisogna temere di non vedere la pietra scalfirsi per giorni e giorni, un bel momento si spaccherà, avremo raggiunto l’obiettivo e non sapremo manco bene come.
Questa è una delle cose importanti che mi ha insegnato camminare, che se fai le cose giuste i risultati arrivano, senza dubbio.
Se fai le cose con pazienza, tenacia e amore, i risultati arrivano.

Fieramente culona

Culona è un nome che fa ridere alcuni e infastidisce altri, io dico di essere fieramente culona.
Una donna normale, grassoccia, per niente atletica, anzi, di quelle alla Bridget Jones. E non l’ho sempre vissuta bene, proprio no, sempre desiderato essere più magra, più fashion, più pantera, e invece no. Ma il punto è che non me ne sono fatta una ragione, no, ma credo di aver iniziato a pensare che non fosse produttivo continuare ad essere in lotta con me stessa. Questo corpo ho, posso disprezzarlo e trattarlo male, o accettarlo e iniziare a pretendere il massimo da quello che ho.
Si può essere culone ma fare sport, migliorare la propria agilità, il tono muscolare, chiedere a se stesse e al proprio culone di andare più veloci, di fare più chilometri.
Non è un limite.
I limiti sono nella nostra testa, limiti e scuse insieme. Non mi muovo perché sono culona, sono culona perché non mi muovo.
E rimango fieramente culona e imperfetta, anche se perdo 10 kg perché il senso non è quello.
Il senso è chiedere a se stessi di dare il massimo, e il massimo si dà un passo alla volta, con obiettivi raggiungibili ma costanti, facendo tutta la strada possibile per arrivarci, con entusiasmo e amore, senza fustigazione, ma con perseveranza e impegno, lo stesso che si mette quando si ama qualcuno.
Mi accetto e quindi mi amo e pretendo il meglio da me stessa e per me stessa.

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Quattro mesi di passi

4 agosto – 4 dicembre.
Quattro mesi di passi, molti passi, forse molti chilometri, non lo so.
Mi chiedevo oggi cosa mi ha fatto mettere le scarpe la prima volta.
Sicuramente avevo conosciuto persone che camminavano, e che mi piacevano, e che mi hanno fatto venire voglia di provare.
Sicuramente ero pronta a mettermi in discussione. Ricordo benissimo il giorno in cui mi nascondevo ancora dietro le scuse che ci raccontiamo tutti per non fare il primo passo.
Perché il primo passo è il più difficile, perché lo sai che ti toglie dalla condizione in cui sei, è l’inizio del cambiamento.
E il cambiamento spaventa, anche se attrae, ce ne rimaniamo lì con il nostro mucchio di scuse, incollati sul divano.
Eh ma non ho tempo, eh ma non ho le scarpe, eh ma fa caldo, eh ma sono grassa, eh ma sono lenta, eh ma non sono capace.
La cosa che mi ha tolto dal divano è stato pensare ad oggi.
Oggi ho un paio di scarpe vecchie e dure, è domenica e sono senza figli, oggi posso uscire e camminare.
Oggi esisto, oggi agisco, a domani ci penserò quando diventerà un oggi.

La cosa più bella è che iniziare a pensare così ti cambia la prospettiva su un sacco di cose, ti insegna ad essere qui ed ora, presente a te stessa.

Ricordo che i primi giorni mentre camminavo pensavo a tutte le cose di lavoro che avevo da fare, agli appuntamenti, gli ordini, le telefonate.
Poi mi sono imposta di prendere quel tempo per essere lì e basta, al parco, nel mio respiro, nei miei piedi, nel battito del mio cuore.
Poi i pensieri svolazzano, se ne vanno nei ricordi, nei desideri, ti fanno sorridere mentre cammini, ti fanno ballare, a volte commuovere, ma sei lì, dentro te.

E impari che non è poi così male rimanersene fermi nel momento presente, concentrati, che sembra che sei fermo e invece fai un sacco di passi, alla scoperta di chi sei, e verso quello che desideri essere.

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La luce della consapevolezza

Ci sono giorni che nascono storti e non sai perché, ma in realtà lo sai, devi solo avere il coraggio di accendere la luce, farti la domanda giusta, guardare sotto il letto.
Certo potresti trovare un mostro peloso e brutto, ma magari anche un piccolo sassolino fastidioso, finché non accendi la luce e non guardi sotto il letto non lo saprai.
A volte ti aspetti un enorme brutto scarafaggio e invece è solo un moscerino.
Serve coraggio.
Ma se non accendiamo la luce non potremo neanche iniziare a decidere, a scegliere, a trovare una soluzione, se non sappiamo neanche qual è il problema.
Io a volte passo ore e ore con la torcia in mano senza trovare la voglia di illuminare il punto giusto, poi quando finalmente lo faccio, magari spinta da qualcuno, mi accorgo di aver sprecato una giornata intera per niente.
Quanti giorni sprechiamo guardando dalla parte buia e immaginando cose che non esistono?

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