Oscillo.
Tra il trovare ogni giorno la forza di curare il bene, e il mio eterno vortice nero che sento tremare sotto i piedi.
Oscillo e resisto.
Mi incazzo, poi ballo.
Piango.
Poi faccio torte.
Mi alleno. Mi rialleno. Sempre scontenta.
Vorrei una lunga ciclabile in cui ricordare come si muovono le anche, le braccia, i piedi, e scoprire se so ancora andare veloce.
Oscillo tra le mancanze e il “non ho bisogno di nessuno”.
Tra il bisogno di dormire ogni notte dentro le braccia che amo e il desiderio di essere sola al mondo.
Mi manca la primavera che vedo fuori dalla finestra, farmi venire il raffreddore per la voglia di correre incontro all’estate.
Ho desiderio di viaggiare con la testa ma poi me lo impedisco per paura di deludermi.
C’è un mostro invisibile che striscia tra gli abbracci e le strette di mano.
Che minaccia le persone a noi più care, che ci fa tremare all’idea di quello che potrebbe essere.
Mi chiedo quando avrò il coraggio di sedermi di nuovo su un treno, o di fare una festa, di mangiare al ristorante, di incontrarmi di nuovo alla partenza di una gara con altre centinaia di persone.
Mi chiedo quanto questo ci stia cambiando dentro, in silenzio.
Quanta paura ci porteremo dietro finché non sarà sconfitto.
Oscillo tra l’essere forte e tenace, ed essere fragile ed effimera.
In fondo è sempre così, da sempre.
Isolati rimbomba tutto.
Anche l’amore però.
E quando ci riesco, senza averne troppa paura, mi aggrappo al bene, quello che scorre anche da lontano, all’amicizia bella, pulita e genuina, all’amore, ai miei figli, alla famiglia, lontana, allargata e stramba.
Non credo che tutto questo ci renderà migliori, ci insegnerà qualcosa di sicuro.
Per ora imparo a stare in equilibrio, tra i miei vuoti e i miei troppo.
Oscillo ma non cado.









