Oscillazioni

Oscillo.
Tra il trovare ogni giorno la forza di curare il bene, e il mio eterno vortice nero che sento tremare sotto i piedi.
Oscillo e resisto.
Mi incazzo, poi ballo.
Piango.
Poi faccio torte.
Mi alleno. Mi rialleno. Sempre scontenta.
Vorrei una lunga ciclabile in cui ricordare come si muovono le anche, le braccia, i piedi, e scoprire se so ancora andare veloce.

Oscillo tra le mancanze e il “non ho bisogno di nessuno”.
Tra il bisogno di dormire ogni notte dentro le braccia che amo e il desiderio di essere sola al mondo.

Mi manca la primavera che vedo fuori dalla finestra, farmi venire il raffreddore per la voglia di correre incontro all’estate.
Ho desiderio di viaggiare con la testa ma poi me lo impedisco per paura di deludermi.

C’è un mostro invisibile che striscia tra gli abbracci e le strette di mano.
Che minaccia le persone a noi più care, che ci fa tremare all’idea di quello che potrebbe essere.
Mi chiedo quando avrò il coraggio di sedermi di nuovo su un treno, o di fare una festa, di mangiare al ristorante, di incontrarmi di nuovo alla partenza di una gara con altre centinaia di persone.

Mi chiedo quanto questo ci stia cambiando dentro, in silenzio.
Quanta paura ci porteremo dietro finché non sarà sconfitto.

Oscillo tra l’essere forte e tenace, ed essere fragile ed effimera.
In fondo è sempre così, da sempre.

Isolati rimbomba tutto.
Anche l’amore però.
E quando ci riesco, senza averne troppa paura, mi aggrappo al bene, quello che scorre anche da lontano, all’amicizia bella, pulita e genuina, all’amore, ai miei figli, alla famiglia, lontana, allargata e stramba.

Non credo che tutto questo ci renderà migliori, ci insegnerà qualcosa di sicuro.
Per ora imparo a stare in equilibrio, tra i miei vuoti e i miei troppo.
Oscillo ma non cado.

#culonachallenge #culonapower

Giorno 14

La quarantena mi fa smaniare.
Sono una persona inquieta, ho imparato a gestirmi nel tempo, occupandomi, amando il mio lavoro, trovando passioni.
Ora devo inventare altro e non mi riesce.
Ho delle ore che posso trovare piacevoli, ed altre in cui la nube nera delle mie emozioni mi travolge.
Probabilmente dovrei lasciarle scorrere, senza pensare che mi faranno affogare.

Mi sto prendendo cura di me, della mia casa, ho abbracci quotidiani dei miei bambini, che seppur impegnativi sanno sempre come regalarti un po’ di poesia.

Ma mi sento un giocoliere imbranato con la rabbia, il malessere, l’ansia, mi sfuggono da ogni parte.

Penso che dovrò accettarlo.
Non si deve per forza stare bene.
Non è per forza tutto bello e divertente. Non voglio raccontarmi cose che non sono vere.
Ieri un mio amico mi diceva che le ferite in queste condizioni tornano a fare più male.
Si può accettare anche il dolore in fondo.
Lottare per tenerlo fuori dalla porta sfinisce.
Forse potrei prenderci un the, conversare con lui e imparare qualcosa.

Non va tutto bene, e forse ci metteremo molto molto tempo a farlo andare bene di nuovo.
Sicuramente ne usciremo con qualcosa in più se sapremo guardare dentro le nostre nubi più nere.

#culonachallenge #culonapower

Quarantena giorno 10

Giorno 10 di quarantena.
Mi manca la mia normalità, lavorare, stare in giro in macchina tutto il giorno nel traffico, programmare weekend, camminare, camminare veloce, camminare piano.
Sono arrabbiata e non so bene con chi prendermela.
Leggo le notizie e mi rendo conto che poteva andare molto peggio, potrebbe ancora andarci.
Ci sono persone come me che hanno perso i loro cari, o magari sono angosciate perché hanno qualcuno in terapia intensiva, o perché loro stesse stanno male.
Io sono solo chiusa in casa con la primavera fuori che mi bussa alla finestra.
Fa arrabbiare ma potrebbe andare peggio.

Sono sicura che alla fine di questa brutta storia qualcosa di buono ce lo saremo portati a casa.
Ora tutte le mie energie sono spese per cercare di rimanere calma, positiva non mi riesce, sono spese per riuscire ad accettare che la situazione è questa e basta.

L’isolamento fa sfumare la realtà, si perdono i confini di ciò che è vero, rimanere ancorati è la cosa più difficile.
Cerco di tenere la rotta. Prima o poi approderò.

Un abbraccio ❤️

#culonachallenge

Resistere

Soffro gli spazi stretti da sempre, la mia storia personale mi ha resa ipersensibile a regole troppo strette, le rispetto ma soffro.
Passare dal lavorare fuori casa, fuori ufficio, girare in auto 8 ore al giorno, allenarmi all’aria aperta, vedere le mie culone, i miei clienti, chiacchierare, al chiudermi in casa con i miei piccoletti, che amo, ma che ovviamente non mi permettono di fare nulla che non sia dedicarmi a loro, è difficile.
Mi sembra di impazzire e siamo solo al 5o giorno, e sarà lunga.

Ma come dice qualcuno la mia forza è trovare sempre il positivo.
Facciamo finta che sia la maratona di Roma che non farò, facciamo finta che siamo solo al 10 km e ci siamo appena scaldati, mancano ancora tanti km, bisogna trovare nuove risorse, mentali soprattutto.
Non l’ho mai fatta una maratona, non so com’è, ma posso basarmi sulle sofferenze dei primi lunghi, e penso che sia così sta quarantena.
È un lunghissimo. Tocca stringere i denti, pensare ai sorrisi, agli abbracci, pensare a quando saremo di nuovo con i piedi nel mare, o con i capelli al vento, a quando suderemo di nuovo per camminare veloci, a quando ci riabbracceremo e torneremo a brindare.

Rimaniamo concentrati sui sorrisi, proteggiamoci, e presto metteremo al collo una medaglia.
Quella della libertà ritrovata, degli affetti che avranno un nuovo sapore.

Questo lungo ci insegna sicuramente qualcosa, a dare peso alle cose che erano scontate, alle piccole cose scontate.
Ci insegna ad aver cura di noi e delle persone che amiamo e sentiamo più fragili, ci ricorda che siamo piccoli, effimeri, delicati, che sta vita di cui per la maggior parte del tempo ci lamentiamo è un dono prezioso, a cui aggrapparsi e da amare con tutto quello che abbiamo.

Sono sicura che, come dopo un lungo difficile, ci troveremo più ricchi e più saggi, rimaniamo concentrati e facciamo tesoro di questa fatica, senza mollare.
Daje.

#culonachallenge #culonapower

Lockdown

In questi giorni ci chiedono di fermarci, di isolarci, di stare il più possibile lontani dagli altri.
Penso che fino a poco tempo fa la cosa non mi avrebbe pesato affatto, anzi.
Ho camminato per mesi in solitaria, con l’unica eccezione degli allenamenti con thecoach.
Quando abbiamo iniziato a camminare in gruppo ho faticato ad adattarmi ai nuovi ritmi, ogni tanto me ne andavo per conto mio, presa dalla smania di seguire il mio ritmo, dalla paura di non riuscire a migliorare la velocità, di perdere la concentrazione.
Ieri quando abbiamo deciso di sospendere le camminate di gruppo, ero così arrabbiata, e anche triste, perché quegli allenamenti non servono solo alle gambe. Quando ho giornate pesanti, tristi, arrabbiate, so che quel momento in cui sarò con #thecoach e la #crew svanirà tutto.
So che troveremo insieme un modo per sorridere, e faremo volare i pensieri, correre le gambe e allenare il cuore, non solo alla velocità ma alla condivisione.
Ed ora che ci tengono separati si sente ancora di più il senso del gruppo, la voglia di fare passi insieme, di sguardi e sorrisi.
E così camminiamo da soli e poi ce lo diciamo, ci sfidiamo, ci raccontiamo e aspettiamo di vederci di nuovo.
Il gruppo è sospeso ma è nei pensieri, e in ogni passo, o battito, il gruppo è un sorriso anche se solo pensato, in attesa di nuovi passi, e nuove risate, e nuove sfide, teniamoci.

#culonachallenge #culonachallengecrew #fitwalkingconpaolo

Festa della donna

Non amo la festa della donna, penso che sia davvero discriminante, superata, e ormai piuttosto commerciale.

Ho avuto un rapporto molto conflittuale con la mia femminilità, che ho sempre considerato una roba da deboli, essere rosa e femminile era da debole.
Essere emotiva, sensibile, tenera era da debole.
Piangere o provare dolore anche.
Commuoversi, scherziamo???

Ci ho messo molti anni e molta terapia ad imparare che posso essere forte e donna insieme, posso vestire di fucsia, portare fiori tra i capelli.
Ho finalmente accettato la mia sensibilità (a volte ipersensibilità), e non mi piace più quando mi dicono che ho le palle o che sono cazzuta, perché ribadisce il concetto che bisogna avere attribuiti maschili per essere forti, in gamba, capaci.
Credo che si possa essere forti, determinate, efficaci, anche vestite di fucsia e con la commozione nel cuore.
Riuscire ad essere empatiche eppure non perdere il timone, procedere per obiettivi ma rimanere tenere.
E credo che anche gli uomini che hanno saputo accogliere la loro parte più femminile e sensibile abbiano una marcia in più nella vita e nelle relazioni con gli altri.

La mia forza, come quella di tanti, donne o uomini, sta nell’accogliere la fragilità, accettarla e smettere di iperproteggersi.
Vivere senza corazza è molto faticoso, ci si riesce con pochissime persone al mondo, ma in quei momenti senti che sei davvero al mondo, che la vita la senti nella sua più profonda autenticità.

Ci vorrebbe una festa dell’umanità, niente super eroi o donne d’acciaio, solo esseri umani.

#culonachallenge #culonapower

Respiro

Ieri Filippo ci ha fatto un regalo alla fine dell’allenamento, ci ha guidato per qualche minuto alla respirazione consapevole e poi dopo al camminare consapevole.

La respirazione consapevole mi ha portato in uno stato di rilassamento e pace, e poi la camminata.
Solitamente chiediamo al nostro corpo di andare veloce, di soffrire il meno possibile, di starci dietro, è la nostra sgangherata macchina che cerchiamo di guidare al massimo senza neanche un pizzico di gratitudine.
Ma ieri, Filippo ha posto la nostra attenzione su cose banali, ovvie, basiche, come dice lui, ma che credo di dimenticare per la maggior parte del tempo.

La prima, porsi verso noi stessi con accoglienza, con benevolenza, e com-passione, sentirci, accettarci, che sembra così facile eppure non lo è.

La seconda, il nostro corpo fa quello che vogliamo noi, ma fa di più, fa anche quello che non vogliamo o non pensiamo, ci permette di esistere, si adatta ai nostri scritierati stili di vita, si adatta a noi e cerca di tenerci qui al meglio.

Quando abbiamo messo il pensiero sulle nostre gambe che ci sorreggono, nonostante tutto, al nostro respiro che ci segue, nonostante tutto, quasi mi sono sorpresa a provare tenerezza per le mie stesse ossa, e per i muscoli e la pelle e tutto quello che è di mio al mondo e che dimentico.
Non sono solo pensiero, solo emozioni, o anima se vogliamo chiamarla così, ho una casa, il mio corpo, che ho disprezzato e maltrattato così a lungo, eppure è ancora qui a tenermi.
Ho provato una commovente tenerezza, per i miei passi, il mio fragile e solido equilibrio, per i miei muscoli e il mio respiro, perché in fondo esserci è un grandissimo dono, e spesso lo dimentico, perdo la consapevolezza, mi stacco, mi dissocio.

Apprezzo il mio pensiero e disprezzo il corpo, sempre imperfetto.
Come vivere in una casa con un letto scomodo, o un arredamento sgradevole, come vivere in una casa senza sentirla propria.

Questi mesi di passi mi hanno riavvicinato al mio corpo, lo sento, gli voglio più bene, ne ho una cura maggiore, mi ricordo che c’è.
Ed è sicuramente maggiore espressione del mio pensiero e del mio sentire se riesco a rimanere in contatto con lui, se riesco a non dimenticarmi di prendermene cura, di trattarlo con affetto e tenerezza e perdonargli ogni imperfezione, accettarlo e allo stesso tempo averne il più possibile rispetto.

Questi mesi di passi mi conducono ad abbandonare la rabbia per me stessa, per il passato, per quello che avrei voluto essere, e mi conducono ad essere in pace con quello che sono, ad accogliermi con tenerezza, senza smettere di chiedermi ogni giorno di essere migliore di così.

#culonachallenge #fitwalking #mindfulness

34 km

Sabato mattina ho fatto 34 km.
Poi siamo partiti e siamo andati a ciaspolare di notte sulla neve, ne avremo fatti forse altri 5, ed è stato bellissimo.
Stamattina ne abbiamo fatti altri 8 sulla neve, e neanche li ho sentiti.

Sono stanca sì, e le mie gambe le sento, come ormai da mesi, perché ogni volta sposto l’obiettivo un po’ più in là.

Se penso che fino al 4 agosto ero seduta sul divano da 10 anni mi viene voglia di darmi una pacca sulla spalla e dirmi “t’hanno fatto bene sti 40 anni dai”.
Dicono che a 40 anni inizia la vita, di sicuro la mia è cambiata.

È cambiata soprattutto la testa e il modo di pensare al mio tempo libero.
Prima volevo solo sedermi sul divano e guardarmi un po’ di TV e rilassarmi. Magari con un pacchetto di patatine.
Se qualcuno mi avesse detto di aver fatto 34 km a piedi la mattina, camminando 4 ore e mezza, e la ciaspolata notturna la sera avrei pensato che aveva qualche problema, che non sapeva godersi la vita.

Ora penso che il mio tempo è così denso di emozioni, e colori, odori, anche di stanchezza fisica, di sfide da superare, ora torno a casa stanca sì, ma piena e sazia.

Non sarei mai stata capace di capire che rilassarsi non è per forza star fermi a leggere o a guardare la TV se non avessi allacciato le scarpe la prima volta, non mi sarei mai sentita capace di chiedere alle mie gambe di camminare 34 km e poi camminare ancora, se non avessi iniziato con il primo passo.

Tutto inizia con un piccolo passo e poi ti porta a credere in te, a sentire che la vita ce l’hai addosso, non la guardi, è tua.

#culonachallenge #fitwalkingconpaolo #fitwalking #culonapower

Culona

Culona.
Quanto è stato ed è criticato sto nome.
Sono una culona.
Nel senso che sono sovrappeso, nel senso che anche quando non lo ero avevo comunque un culone, nel senso che non sono una persona propriamente atletica ed agile, nel senso che sono una persona più tendente alla pigrizia che al fitness.

Questo è culona.
Basta vedermi fare streching o altro che preveda un minimo di agilità, e si vede che sono una culona.

E per anni non ho fatto altro che nascondermi, anche quando ero in peso forma, perché si è culoni nella testa, ancora prima che nel corpo, ti senti un elefante in una cristalleria anche con una taglia 42.
Mi sono sempre vergognata, sentita a disagio, sempre quella sensazione di essere stretta nel proprio corpo, di non combaciare, un’anima da farfalla dentro il corpo di un mastino.

E il risultato è che si sta male, che ci si toglie delle opportunità, che ci si chiude nel proprio mondo, con i propri muri, ci si racconta delle storie per autogiustificarsi, storie magari anche vere, di sofferenza, di abusi e disagi, ma comunque ci si nasconde lì, nel proprio passato, nei propri dolori e nelle ferite, e diventiamo quello. Sul divano.
E si è in guerra con se stessi.

Ti guardi allo specchio e ti fai schifo, ti vedi in foto e ti disprezzi, ti neghi i vestiti corti, i pantaloncini, ti dici che alcune cose non puoi portarle, non sorridi in foto perché hai i denti storti, non vai al mare perché sei cicciona, non balli perché sei culona. Non vivi perché ti vergogni di te stessa.
E ti incazzi e ti odi perché non riesci a cambiare.

Il mio percorso è stato tanto lungo, lo è ancora.
Prima ho imparato ad accettarmi e a perdonarmi, poi ho smesso di raccontarmi storie sul “sono così perché…”, poi ho deciso di affrontare la mia vergogna.
Sì mi vergogno a stare in costume perché sono grassoccia, bianca e molliccia ma amen, questo è, mi guarderanno, chissenefrega.

Ho accettato che non sarò mai un’olimpionica, che non sarò mai il top del fitness, che non avrò il gluteo di marmo, ma posso comunque prendermi cura di me, posso fare qualcosa che mi fa stare bene con il mio corpo, camminare nel mio caso, ma poteva essere qualunque altra cosa, che posso farlo cercando di eccellere nella mia mediocrità di culona comune, di farlo al massimo delle mie possibilità.

Con tutto il mio culone, e il sovrappeso, e la vergogna.
Beh devo dire che la vergogna l’ho persa per strada, perché in fondo sono fiera di me, nonostante tutti i miei limiti e i miei difetti e quindi chissenefrega del culone e le gambe storte, voglio essere fucsia, con le gonne corte e i pantaloncini.
Sono fieramente culona, non voglio più sparire dentro le mie paure.
Non voglio più avere paura di brillare nella mia perfetta imperfezione.

Anche da culone si può essere felici, fiere e tenaci, anche le culone possono sfidarsi, credere ed essere se stesse.

#culonachallenge #culonapower #changeyourmind #changeyourlife #camminatasportiva #fitwalking

Piccoli, costanti passi

Mi ricordo che alle elementari facevo ginnastica ritmica, ed era un’angoscia ogni volta perché non riuscivo a fare niente.
Alle medie mi imboscavo alla lezione di educazione fisica perché ci facevano correre ed io lo odiavo, mi faceva male tutto, mi sentivo proprio fuori luogo.
E al liceo poi non ne parliamo, mi esoneravo e me ne rimanevo a leggere da qualche parte.

Quando andavo con i miei genitori in settimana bianca detenevo il record di cadute ed incapacità a rialzarmi da sola da terra senza rotolare fino a valle investendo uomini, bambini ed animali.

Nuotavo sì. Perché mi ero convinta che fosse l’unica cosa in cui ero capace, e perché dentro l’acqua non ti vede nessuno e non puoi cadere e farti male.

Quando mi sono rotta la gamba in palestra facendo fitboxe ho avuto la conferma della mia proverbiale incapacità, mi sono detta “sei na pippa che ci vuoi fa”.
Quindi quando poi si è aggiunto il divieto medico di saltare e correre l’ho presa come un segno, in fondo meglio un buon libro.
Scuse ottime per non fare niente.

Poi come già vi raccontavo sono uscita a camminare illuminata sulla via di Damasco, ma alla fine a camminare che ci vuole ragazzi dai, lo sappiamo fare tutti, non avevo idea che ci fosse una tecnica o un gesto atletico.
Ci sono arrivata grazie a #thecoach, ma soprattutto ci sono arrivata per step.

Ho raggiunto i miei micro obiettivi un passo dopo l’altro, scalando qualche secondo a giro ogni volta, aumentando i km, le volte in cui uscire, aumentando l’andatura, pensando ogni volta a un pezzo diverso.
Un giorno concentrandomi sulla velocità, e uno sul movimento tacco, pianta, punta, un altro sulle braccia, ecc ecc.
Sono passati 6 mesi, ieri ho aperto il cassetto degli asciugamani e ho visto i miei tre pettorali, sono un cucciolo di fitwalker, una neonata, che ogni giorno si sente un po’ più sicura di sé.
Dentro di me è radicata l’idea della goffaggine, basta guardare come ho camminato andando in montagna, come se dovessi finire in un burrone ad ogni passo, ma ho capito che il gesto ripetuto e ripetuto, e pensato, sentito, amato, corretto, può dare la sicurezza che non si ha.

Credo sia necessario trovare una punta di amore per la vita, un seme da piantare e coltivare, perché nulla può crescere senza un briciolo di passione e cura.
Fare, fare, fare, senza paura di fallire, fare nelle proprie possibilità, che miglioreranno, senza dubbio.
L’abitudine diventa eccellenza, la ripetizione, la costanza, la tenacia e soprattutto il crederci, un passo dopo l’altro, credere che con tutti i nostri enormi limiti, possiamo sentirci bene dentro il nostro corpo, ed essere la miglior versione possibile di noi stessi.

#culonachallenge #changeyourlife #changeyourmind #fitwalking #camminatasportiva #culonapower

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