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Il mio primo articolo del blog

L’inizio

Il 4 agosto di quest’anno ho allacciato le scarpe da ginnastica e sono uscita a camminare. Da quel giorno ho fatto la stessa cosa ogni volta che ho potuto, quasi ogni giorno, allungando le distanze lentamente ed anche i chilometri.
Ho perso 10 kg in questi mesi, e ho iniziato a mangiare meglio, perché di colpo inizi a volerti più bene, e a tenere a te, perché sai quanto ci metti a consumare quello che mandi giù.
E ho iniziato a fare le scale invece di prendere l’ascensore, a sentirmi bene nel mio corpo, sentirlo reattivo e non più un peso morto da trascinare.
Ho scoperto il piacere di stare all’aria aperta dopo una giornata di lavoro, di respirare a pieni polmoni, sentire il respiro e il battito con consapevolezza.
Ho imparato che quando cammini le zavorre della giornata scivolano via e rimangono solo i pensieri felici, pensi ai baci dati, o quelli da dare, pensi alle risate dei tuoi figli, e agli abbracci del mattino, e a volte sorridi, e ti viene voglia di ballare, soprattutto se hai i Queen nelle orecchie, o di cantare, o di pogare.
So che chiunque può insegnarti qualcosa se rimani con cuore e testa aperti e disposti a mettersi in discussione.
Camminare è cercare ogni giorno di essere la versione migliore di se stessi, e questo è il senso di tutto, vivere con la consapevolezza di essere qui e con il desiderio forte di essere sempre un po’ di più oggi rispetto a ieri.
È come la vita, si può fare senza pensarci, oppure essendo presente con ogni cellula, con la testa alta, lo sguardo lontano, ma anche ai propri passi, con tenacia, forza e gioia.

Il buio

Sabato notte ho percorso al buio una strada di montagna andando verso l’alba.
Eravamo tanti e tutti con la luce frontale che ci illuminava la strada, in un buio denso.
La mia luce illuminava i miei passi e poco intorno a me, il sentiero in mezza costa sembrava terribile, accanto a me sentivo un baratro che non riuscivo ad illuminare fino in fondo.
Ho camminato in ansia, contando su Cecilia, che ha più esperienza, e aveva già fatto quella strada.
Poi c’è stata l’alba ed è uscito un sole bellissimo e il cielo era azzurro e pieno di luce.
Abbiamo rifatto la stessa strada al ritorno ed era così bella e facile e morbida.
Gli stessi punti che mi sembravano difficili e pericolosi, paurosi di notte, erano solo piccoli ostacoli superabili senza grande sforzo.

E siccome sono un po’ cervellotica, metargomentativa, psicopippologica, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto sia così anche nella vita.
Quanta paura possa fare quello che non conosciamo di noi, degli altri e del mondo.
Quanto possa essere facile sbagliare prospettiva, percezione, quanto si possano vedere mostri dove semplicemente non arriviamo a vedere, dove la nostra luce è troppo fioca.
La mia luce illuminava solo i miei passi, era puntata su un pezzetto piccolissimo di cammino, il resto era ignoto e mi faceva paura.
La luce del sole ha reso tutto più vero.

La luce della consapevolezza illumina i nostri mostri e li rende avvicinabili, affrontabili, li rende semplicemente quello che sono.
Spesso cose che non esistono.

#culonachallenge#leperleculone

La luce dentro

Non so mai con totale consapevolezza lo spazio che occupa il mio corpo. Non l’ho mai saputo, rivedo le foto e i video per riuscire ad avere una maggiore percezione di me, e a volte mi trovo molto diversa dall’immagine che ho in testa. Da ragazzina questa cosa mi faceva stare malissimo, questa totale assenza di corrispondenza tra il fuori e il dentro, questo sentirmi sempre troppo ingombrante per l’anima fragile che sentivo.
Invecchiando sono peggiorata di certo, vedo foto di 10 anni fa e mi maledico per non essere stata capace di apprezzarmi allora.
Ma io oggi nei miei innumerevoli difetti mi sento bene, spesso, perché sono proprio miei, mi appartengono, e questo corpo così bistrattato e disprezzato sono proprio io.
Ho occhi troppo grandi e all’ingiù, ma sono profondi e pieni del mio modo di vedere la vita sempre un po’ malinconico, ho un sorriso storto, ma autentico e pieno di luce, ho i miei chili di troppo, le mie zavorre, la mia armatura, a volte più spessa, altre più sottile, la mia difesa, finché non sarò pronta a stare senza non mi lascerà.
Io non sono i miei difetti, ma il mio corpo racconta chi sono, le mie gambe storte, le mie caviglie brutte e fragili mi portano per chilometri, mi tengono.
Accettarsi non significa smettere di voler migliorare, ma solo sentire che il dentro e il fuori corrispondono, perché alla fine quello che arriva agli altri è il senso di chi siamo.
Pensare che ci si possa fermare a misurare centimetri per entrare in contatto con le altre persone è assurdo.
Io sono i miei difetti, mi appartengono, parlano di me.
Alla fine se dentro c’è luce, si vede.
Quanta energia sprecata a non volersi, a scrutarsi, invece di usarla semplicemente per essere.

#culonachallenge

L’alba

Un anno fa uscivo per la prima volta a camminare, col caldo e una tuta brutta e vecchia e tutta la mia vergogna culona.
Lo scorso weekend salire sul Gran Sasso e affrontare una delle mie paure più grandi, quella dell’altezza e del vuoto, è stato un ottimo modo per festeggiare quest’anniversario.
Iniziare a camminare è stato aprire uno spiraglio per cambiare l’idea che avevo di me, che spesso ancora ho, per dimostrarmi che non sono solo quello che ho creduto di essere per tutta la vita.
Quella pigra, incostante e goffa.
Quella grassoccia, impacciata, imbranata.
Lo sono, tutte queste cose.
I miei tantissimi limiti non sono alibi, sono spunti di miglioramento. E non sono mai contenta del modo in cui faccio le cose, si può sempre fare di meglio. Ma le faccio.
E ci salgo lo stesso sul Gran Sasso, pure se ho una paura fottuta e mi metterei a piangere dal terrore, perché forse sono più testarda che tutte le altre cose, forse perché ero con le persone giuste, forse perché c’era Paolo, che è una specie di supereroe talismanico, se c’è lui allora posso fare qualsiasi cosa.
E tornando a casa, stanca, bruciata dal sole, con i muscoli doloranti, mi dico che in questo anno ho fatto tanti tanti passi.
E sicuramente è merito dell’autoefficacia, come direbbe Filippo, del fatto che inizi a fare una cosa che pensavi di non saper fare e lentamente sposti il tuo limite sempre un pezzetto più avanti.
Sono stata fortunata, ho incontrato persone che hanno saputo credere in me al punto che ho quasi iniziato a crederci pure io.
Ho incontrato persone con cui condividere il bello dei passi, che sanno capire che significa sentirsi sempre inadeguati e nonostante questo non smettere.
Ho fatto esperienze sempre più belle e formanti, che mi hanno permesso di crescere e di continuare a provare.
Arrampicare, andare in mountain-bike per la prima volta nella vita a 40 anni, ciaspolare, fare trekking, percorrere 120 km di Francigena, quanti passi, quanti, quanta vita da portarsi dentro.
Rimango una culona, paurosa, che scende dalla montagna come se stesse per morire, rimango una mamma grassoccia, poco agile e decisamente non atletica, ma affamata di vita.
Questo anno di passi me ne ha regalata tanta. Bellissima, intensa e densa. E non posso che esserne grata.

#culonachallenge#culonapower#camminaconpaolo#rizing#camminatasportiva#fitwalking

Francigena

Quando ho deciso di fare la Francigena volevo fosse un momento solo mio, per rimettermi al centro del mio mondo e non perdere l’equilibrio.
È diventato un progetto condiviso, per tanti motivi, pratici, ma anche emotivi.
Ora so che è stata la scelta migliore, che da sola probabilmente non ce l’avrei fatta, o non sarebbe andata così, perché un obiettivo condiviso si raggiunge dividendo la fatica e condividendo i sorrisi, e dovrebbe essere così per tante cose della vita.

I passi sono stati per la maggior parte solitari, anche se eravamo in due, ma scegliere insieme la strada, la sosta, sostenersi, trovare uno sguardo che ti dice “non mollare”, e poi festeggiare l’arrivo, non ha prezzo.

Abbiamo incontrato tante persone, viandanti come noi, ciclisti, automobilisti, albergatori e ristoratori, tutti ci hanno augurato buona strada, tutti ci hanno fatto un cenno, un sorriso, un daje, e così dovrebbe essere anche nella vita, viaggiare con un sorriso per tutti, siamo tutti in cammino in fondo.

Quando cammino non penso a niente, solo a sentire il rumore dei passi, a respirare a fondo per mantenere il cuore a un ritmo decente, a posare bene i piedi.
Le preoccupazioni scompaiono, l’ansia sparisce, sei solo i tuoi passi.

Ho voluto questi giorni di cammino con tutta me stessa, è stato difficile trovare lo spazio, abbiamo dovuto ridurre i giorni da 6 a 4, cercare l’incastro per partire, ma lo abbiamo trovato.
L’entusiasmo, la voglia, il desiderio di vivere questa avventura erano altissimi.
È stato faticoso, difficile, provante, ma nella mia testa non c’era un’opzione diversa dall’arrivare in fondo. Tutto quell’entusiasmo e quell’energia messe nella preparazione mi hanno sostenuto quando i miei piedi mi urlavano di fermarmi.

Ci sono stati passi felici e pieni di forza, e quelli stanchi e doloranti, ma non ho mai smesso di sentire il bello, l’odore della natura, il rumore del silenzio, il sole, il vento leggero, la pioggia ristoratrice, ed è così che dovrebbe essere, aggrapparsi al bello anche quando tutto fa male, anche quando le cose sono più difficili di come credevamo, tenere strette le cose felici e non concentrarsi su quello che non va, perché abbiamo in testa un obiettivo che conta, a cui abbiamo dato un valore e che ci fa andare avanti comunque.
E se l’obiettivo è apprezzare il viaggio comunque vada, troveremo il modo per farlo, la felicità è una scelta.

Di questo brevissimo viaggio ricorderò il dolore ai piedi, e la stanchezza, pieni di sorrisi, i miei e quelli di Paolo, quando non trovavo più i miei.
Ricorderò il rumore del grano, i passi sulla rugiada, il profumo delle campagne, e la determinazione ad arrivare a qualunque costo.

Questa brevissima avventura mi insegna che è tutto nella nostra testa, la voglia, l’amore, la costanza, il bene o il male.
Tutto dipende da come guardi il mondo, e te stesso, e chi hai accanto.

Scegliere come esserci, questo fa la differenza.

#culonachallege#fitwalkingconpaolo#viafrancigena

Camminare mi rende felice

Camminare mi rende felice.
Mi fa bene, per questo lo faccio ogni volta che posso. È tra le cose che programmo la domenica, insieme agli appuntamenti di lavoro, la borsa con il cambio è sempre pronta, la mattina la porto insieme al pranzo e allo zaino del lavoro.
È la mia routine.

Non discuto mai di qualcosa che mi fa stare male senza averci fatto qualche chilometro sopra, mi scioglie i pensieri, calma il cuore, assopisce la rabbia, è il setaccio delle mie emozioni, quello che resta sono le cose importanti.

Cammino per sentire il mio corpo, per sentire che sono viva, che funziona tutto.
I dolori del giorno dopo mi ricordano che ho lavorato bene per me.

Sono molti anni che lavoro sulle emozioni, sulla mente, cercando un compromesso con me stessa.
Camminare mi rimette al centro, è il mio tempo, quello in cui torno dentro di me e mi metto in ascolto.
È quell’azione che riesce a farmi sentire che sono anche un corpo e non solo psiche, o anima, il momento in cui riesco ad abbracciarmi ed esistere, sentirmi esistere.

Lo faccio come faccio il resto delle cose della mia vita a cui tengo, con abnegazione, passione, costanza, cura, amore e impegno.
E come ogni cosa in cui si mette tutto il meglio di sé, sa restituire tantissimo.

Mi restituisce una visione positiva di me, mette in luce i miei punti di forza, mi fa sorridere allo specchio.

In fondo è il modo migliore che conosco per rivolgere a me stessa l’amore che metto nella vita.

#culonachallenge#culonapower

Il pensiero culone

Il pensiero culone è quello che mette il pregio nel difetto ma spinge sempre, inesorabilmente, al miglioramento.
È la compassione verso se stessi, intensa come comprensione ed auto empatia, ma che non sarà mai l’alibi per rimanere dove si è.
Per me il senso della vita è evolvere, imparare da ogni passo, da ogni errore, e anche da ogni successo, mettersi in discussione, confrontarsi con se stessi, non con gli altri, rimanere in ascolto dei propri bisogni e desideri.
Ascoltare anche e soprattutto le proprie ferite più antiche e sapersene prendere cura senza che queste diventino il blocco per andare avanti, saper riconoscere l’eco di una ferita vecchia, arginare il dolore vecchio e distinguerlo dal nuovo, curarlo, e andare avanti. Nessun alibi. Il timone è nelle nostre mani, decidiamo noi la rotta, la velocità, l’intensità.
Tutto sta solo a capire che siamo esseri dal potenziale enorme, serve solo consapevolezza.

Io ho imparato a fare l’equilibrista, conosco le mie emozioni, posso navigarle come un vecchio lupo di mare, e anche quando sale la marea nera so sempre ritrovare la stella polare, posso rimanere in tempesta per giorni sapendo che ne uscirò, perché lo voglio.
Magari prima o poi arriveranno uragani ingestibili, ma non me ne preoccupo ora.
Sono qui ed ora, forte del mio passato e con lo sguardo all’orizzonte, ma qui.

Ad oggi ho perso il passo della vita pre -quarantena, ma con equilibrio e costanza ci tornerò. Trasformando i difetti in punti di forza, partendo da lì, con dedizione verso se stessi, che l’amore una volta che l’abbiamo imparato, si propaga agli altri, una volta che ti ami, non puoi non amare la vita.

#culonachallenge#pensieroculone#culonapower

Cos’è l’amore

Mio figlio ieri sera mi ha chiesto cos’è l’amore.
Con lui è facile. L’amore per i figli è una folgorazione. Senza dubbi né incertezze.
L’amore tra adulti è un casino, ho 41 anni e ancora non c’ho capito molto.

Ho capito che si possono fare molti piccoli passi e che di solito sono meglio di pochi grandi.
Che non c’è niente che si può fare per essere amati, ma si può fare molto per amare e poi alla fine rimane quello, quello che hai dato, quanto hai amato, e non quello che torna indietro.

Ho capito che trattenersi non serve, che bisogna lasciarlo fluire, dentro la pancia, tra gli amici, l’amore è liquido, può essere passionale, ma anche amicale, si può amare un corpo, o una mente, o un’anima, o tutto insieme.

Ho capito che ci preoccupiamo sempre di quanto siamo amati, quando dovremmo solo pensare ad amare, noi stessi e gli altri.

Ho capito che avere paura non serve a niente, non protegge, non salva, non aiuta.
Blocca.
Ti inchioda dentro, ti gela, ti toglie l’entusiasmo, la voglia, la vita, l’amore va lasciato fluire, la paura si può gestire, proteggersi con amore va bene, schermarsi a prescindere no.

Ho capito che spesso l’amore è sopravvalutato, non ci si lascia quasi mai per poco amore, ci si lascia perché ci si ama male, perché non si ama se stessi, perché non ci permettiamo di essere semplici, di ascoltarci e lasciare andare.

E spesso l’amore è anche sottovalutato, non sappiamo mai quanto un piccolo gesto d’amore possa fare germogliare negli altri.

Ho capito che posso coltivare il mio giardino, amarmi il più possibile, prendermi cura, di me, dei miei cari, e posso amare più forte che posso senza perdermi, e che donarmi non mi farà sprecare.

Tutto torna, non sempre nel modo in cui lo doniamo, ma amore è sempre un dono, non solo per chi lo riceve.

Non ho potere sui sentimenti degli altri, ma sui miei sì, e voglio ardentemente che il mio cuore germogli, voglio saper amare.

L’amore è una scelta.

#culonachallenge#fuoritema

Buon compleanno

Questo primo anno della mia nuova vita da quarantenne mi ha portato migliaia di passi.
Dentro ogni passo ho ritrovato un pezzetto di me, l’amore per me stessa, il riconoscimento del mio corpo, l’importanza del gruppo, della rete, la capacità di chiedere aiuto, l’accettazione del malessere.

La cosa più importante per me è evolvere.
E questo è stato un anno di grande evoluzione personale.

Desidero fortemente esserci, essere presente al momento, sentirmi, restare in ascolto delle mie emozioni, imparare a non aver paura della felicità, accettare che duri un attimo, due, e tenerla stretta per quando non ci sarà.

Sapere che in ogni attimo sono io, anche se mutevole, anche se non sempre coerente con la me di un attimo prima.

Ho imparato che se ti ascolti puoi fare qualsiasi cosa, il dialogo con me stessa è una fonte preziosa da cui non smetto di bere.
Cerco di smettere di aver paura della mia profondità, tentando di nuotarci senza sentirmi affogare, di vivere con pienezza totale eppure con ironia e leggerezza per non andare a fondo.

Vivere con pienezza, ogni giorno, ogni passo, starci, essere capace di fermarmi, restare connessa. Perdermi solo per trovare qualcosa che non sapevo di avere, o di volere.

Sono molto fiera di ognuno dei miei anni, di questo in particolare, so che con tutta la mia enorme imperfezione provo ogni giorno ad afferrare l’esistenza, ed esserne completamente immersa.

In fondo mettere un passo dietro l’altro, tenere la testa alta, lo sguardo lontano, ma il pensiero lì con te, questo è il cammino.
Si va verso una direzione, con la consapevolezza che il bello è nel viaggio, non nell’arrivo.

#culonabirthday#culonachallenge

Tornare

Lunedì finalmente potrò rimettere i piedi sulla ciclabile, e provare a ricordare come si fa.
Sarò senza crew, senza thecoach, almeno fisicamente, anche se saranno lì con me.

Niente sarà più come prima, e con questo toccherà farci i conti.

Sarò lenta, appesantita, un po’ spaesata.
Se penso che l’ultimo allenamento prima della quarantena è stato di 34 km, chissà ora invece che fatica farne 6 e ricominciare.

Un nuovo 4 agosto, un nuovo inizio.

Questa quarantena non mi ha cambiato in meglio, ma mi ha dato la misura del cambiamento che c’è stato prima.
La voglia di mettere le scarpe e camminare non è passata neanche con due mesi di divano.
Anzi.

Conto le ore.
Sarà dura, ma #culonapower sicuramente aiuterà.

Nulla sarà più come prima, ma prima o poi torneremo tutti, un passo dietro l’altro a rincorrerci e sostenerci.
Ne sono sicura.

Intanto prendiamo quello che abbiamo ora.
Accettiamo questo ennesimo cambiamento, accogliamo le paure, le ansie, le preoccupazioni, e troviamo un modo per rimettere un passo dietro l’altro.

Il cuore imparerà di nuovo.

#culonachallenge

La Crew

Per prima cosa mi mancano le persone. Mi manca Filippo e quegli abbracci stretti che ogni volta ci davamo, e le chiacchierate lunghe 10 km, profonde e leggere del sabato sulla ciclabile.Mi manca Maria, con il suo fare così leggero e dolce, eppure arguto e pungente, con le risate di cuore e lo stretching acrobatico.E Sara, con la sua ironia aperta e diretta come lei, risoluta e decisa e le chiacchierate gastronomiche piene di sorrisi.Mi manca Franz, e le sfide sulla ciclabile che perdevo sempre, e i conteggi del minuto al km, e le paranoie sulle gare da fare insieme.E Donatella, con la sua allegria gioiosa, con il suo borbottare, con le prese in giro e la sua frizzante energia.E Raffaella, amica di una vita ritrovata tra i passi, con le chiacchiere di sempre e la conoscenza che non ha bisogno di spiegazioni.E Paolo. Vabbè. Difficile dirlo in poche righe. La semplicità con cui si macinavano km insieme, la gioia con cui si affrontavano anche le cose più difficili, con quel sorriso luminoso che faceva sembrare tutto facile, la quotidianità, la presenza, il sostegno anche solo con gli occhi.Mi manca la ciclabile, le corse delle 6 di sera dal lavoro per incontrare tutti quegli occhi, quei piedi e quei sorrisi. Cambiarsi in macchina, in autogrill, inventarsi un allenamento fluo, pensare a come travestirsi a carnevale, raccontarsi lungo i passi e sdrammatizzare tutto.Questa quarantena non mi ha reso migliore, mi ha reso solo più grassa probabilmente, mi ha reso spesso arrabbiata e triste.Però ora so che camminare è diventata una parte fondamentale, e non per le calorie bruciate, non per il gluteo da scolpire, ma per la gioia che mi ha regalato lungo la strada, per le persone che mi ha permesso di incontrare e per tutto quello che ancora ci sarà, perché ci stiamo solo aspettando.I nostri sorrisi saranno ancora più luminosi e i nostri sguardi più complici perché sapremo ancora di più di aver scelto quei passi, e noi.

#Fitwalking con Paolo

#culonachallenge #culonachallengecrew #culonapower

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