Quando ho deciso di fare la Francigena volevo fosse un momento solo mio, per rimettermi al centro del mio mondo e non perdere l’equilibrio.
È diventato un progetto condiviso, per tanti motivi, pratici, ma anche emotivi.
Ora so che è stata la scelta migliore, che da sola probabilmente non ce l’avrei fatta, o non sarebbe andata così, perché un obiettivo condiviso si raggiunge dividendo la fatica e condividendo i sorrisi, e dovrebbe essere così per tante cose della vita.
I passi sono stati per la maggior parte solitari, anche se eravamo in due, ma scegliere insieme la strada, la sosta, sostenersi, trovare uno sguardo che ti dice “non mollare”, e poi festeggiare l’arrivo, non ha prezzo.
Abbiamo incontrato tante persone, viandanti come noi, ciclisti, automobilisti, albergatori e ristoratori, tutti ci hanno augurato buona strada, tutti ci hanno fatto un cenno, un sorriso, un daje, e così dovrebbe essere anche nella vita, viaggiare con un sorriso per tutti, siamo tutti in cammino in fondo.
Quando cammino non penso a niente, solo a sentire il rumore dei passi, a respirare a fondo per mantenere il cuore a un ritmo decente, a posare bene i piedi.
Le preoccupazioni scompaiono, l’ansia sparisce, sei solo i tuoi passi.
Ho voluto questi giorni di cammino con tutta me stessa, è stato difficile trovare lo spazio, abbiamo dovuto ridurre i giorni da 6 a 4, cercare l’incastro per partire, ma lo abbiamo trovato.
L’entusiasmo, la voglia, il desiderio di vivere questa avventura erano altissimi.
È stato faticoso, difficile, provante, ma nella mia testa non c’era un’opzione diversa dall’arrivare in fondo. Tutto quell’entusiasmo e quell’energia messe nella preparazione mi hanno sostenuto quando i miei piedi mi urlavano di fermarmi.
Ci sono stati passi felici e pieni di forza, e quelli stanchi e doloranti, ma non ho mai smesso di sentire il bello, l’odore della natura, il rumore del silenzio, il sole, il vento leggero, la pioggia ristoratrice, ed è così che dovrebbe essere, aggrapparsi al bello anche quando tutto fa male, anche quando le cose sono più difficili di come credevamo, tenere strette le cose felici e non concentrarsi su quello che non va, perché abbiamo in testa un obiettivo che conta, a cui abbiamo dato un valore e che ci fa andare avanti comunque.
E se l’obiettivo è apprezzare il viaggio comunque vada, troveremo il modo per farlo, la felicità è una scelta.
Di questo brevissimo viaggio ricorderò il dolore ai piedi, e la stanchezza, pieni di sorrisi, i miei e quelli di Paolo, quando non trovavo più i miei.
Ricorderò il rumore del grano, i passi sulla rugiada, il profumo delle campagne, e la determinazione ad arrivare a qualunque costo.
Questa brevissima avventura mi insegna che è tutto nella nostra testa, la voglia, l’amore, la costanza, il bene o il male.
Tutto dipende da come guardi il mondo, e te stesso, e chi hai accanto.
Scegliere come esserci, questo fa la differenza.
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