Non ho iniziato a camminare per dimagrire, sono dimagrita perché ho iniziato a camminare.
Sembra la stessa cosa, ma non lo è.
Camminare alleggerisce la testa, lascia scivolare i pensieri, dona intuizioni brillanti, accende desideri.
Cammini e lasci le tue zavorre, ti vuoi un po’ più bene, ad ogni passo, ti accogli e quando torni a casa non hai bisogno di altre gratificazioni, non fuggi a rifugiarti nel frigorifero, non cerchi conforto nel cibo peggiore.
Ho sofferto per molti anni di disturbi alimentari, di bulimia e binge, il cibo rimane il mio rifugio e il mio punto debole. Non riesco a viverlo con serenità, ed è la prima cosa a cui mi aggrappo quando le cose vanno male. Posso riconoscere nella taglia dei miei vestiti i momenti più difficili e quelli più felici della mia vita.
Non ho risolto, il problema è sempre lì, il cioccolato è sempre il mio abbraccio dopo giornate dure, ma ho imparato che posso abbracciarmi in un altro modo.
Posso uscire e camminare. Liberare i pensieri, sciogliere il buio che mi si ferma dentro, lasciar uscire la mia luce, che a volte fa quasi più paura del buio.
E quando torno a casa mi preparo una cosa gustosa e sana perché smetto di autodistruggermi.
E quando torno a casa sono felice di vedere i miei figli, perché ho ritagliato un piccolo spazio per me e questo mi rende una madre più felice e sana, anche se il senso di colpa è sempre lì che bussa.
Sono dimagrita perché ho lasciato le mie zavorre lungo la strada e ho accettato il mio buio, e ancora di più la mia luce, e ho smesso di aver paura della mia paura, la affronto un passo alla volta, un battito alla volta, un respiro per volta.
Non ho più voglia di temere l’amore, la gentilezza, la commozione, non sono più una superdonna tutta di un pezzo, sono fragile, tenera, provata, ho paura, e sono stanca, e insicura. Ma questo non mi farà smettere di splendere.
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